9/6/2017

Tre anni di carcere comminati a 32 operai del cementificio Torah. Erano in presidio permanente da 55 giorni, fino all’attacco della polizia del 22 maggio. L’Ilo inserisce Il Cairo nella lista nera

Gli operai della Torah Cement durante il presidio

Gli operai della Torah Cement durante il presidio

Roma, 9 giugno 2017, Nena News – Sono stati condannati in primo grado a tre anni di carcere i trentadue lavoratori dello cementificio di Torah (a sud del Cairo) arrestati il 22 maggio per un sit-in pacifico davanti allo stabilimento (dei quali avevamo già raccontato in precedenza). Il picchetto, che non ostacolava in nessun modo le operazioni dell’impianto, era stato attaccato da un vasto schieramento di forze in piena notte su richiesta esplicita dell’azienda secondo quanto denunciano alcuni lavoratori.

Le accuse, totalmente false secondo il loro avvocato, sono di resistenza a pubblico ufficiale, aggressione e ostruzione alla giustizia. Il processo si è tenuto a porte chiuse, vietando la presenza a giornalisti e persino ai familiari. L’avvocato Haitham Mohammadein ha criticato la corte per aver comminato il massimo della pena ai lavoratori. La sentenza è stata emessa domenica 4 giugno.

Il gruppo di difesa legale ha anche espresso sdegno per il comportamento del giudice, che prima ancora della conclusione del processo ha espresso considerazioni personali nel merito della protesta e sul diritto allo sciopero. Gli avvocati hanno dichiarato che presenteranno un ricorso entro i prossimi dieci giorni, dunque entro il 14 giugno.

Una campagna di solidarietà in Egitto, lanciata da numerosi partiti, sindacati e personalità pubbliche ha denunciato le torture subite dai lavoratori dopo l’arresto, chiedendone l’immediata liberazione.

Gli oltre settanta addetti alla sicurezza dell’impianto erano in mobilitazione da 55 giorni, dopo che l’azienda si era rifiutata di concedere un risarcimento alla famiglia di un collega morto sul lavoro. Assunti da una ditta in subappalto, avevano vinto una causa nel maggio 2016 con una sentenza che obbligava la società a migliorare le loro condizioni contrattuali, equiparandole a quelle degli altri dipendenti. Ma la direzione dello stabilimento (all’epoca Italcementi, poi passata alla tedesca HeidelbergCement) si è sempre rifiutata di attuare la sentenza.

La condanna a tre anni arriva mentre l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Ilo, inserisce di nuovo Il Cairo nella propria blacklist, 25 Stati che violano i diritti del lavoro e la Convenzione 87 dell’Ilo sul diritto all’organizzazione sindacale. La decisione è giunta dopo la mancata approvazione di una legge in Egitto sui sindacati.

Già a maggio l’Organizzazione aveva avvertito Il Cairo durante una missione nel paese: una bozza di legge sulle libertà sindacali e la protezione dei sindacati indipendenti – realtà emerse con più vigore dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011 – è pronta da sei anni ma non è stata mai approvata né discussa dal parlamento. Nena News

 

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