Centinaia di oggetti raccolti in una stanza tra i vicoli bui del campo compongono il mosaico della storia palestinese, dal mandato britannico al massacro del 1982

Beirut, 31 marzo 2016, Nena News – C’è persino un’ascia usata nel massacro di Sabra e Shatila, nel 1982, tra gli oggetti esposti nel Museo della Memoria di Shatila, campo profughi palestinese di Beirut. Un piccolo spazio in un vicoletto buio del campo, aperto nell’aprile 2005 per raccogliere pezzi della storia palestinese.

The New York Times, December 1, 2016

Cover Photo

Palestinian children waiting inside the Shuafat Refugee Camp for buses to take them to school. Credit Luca Locatelli/Institute, for The New York Times

 

The day I left Shuafat camp was April 17. Fifteen days later, on May 2, Baha Nababta was murdered in the camp. An unknown person approached on a motorcycle as Baha worked with roughly a hundred fellow camp residents to pave a road. In front of this very large crowd of people, working together, the person on the motorcycle shot at Baha 10 times and fled. Seven bullets hit him.

24/11/2016

L’esercito ha cominciato la costruzione, per presunte ragioni di sicurezza, di una barriera intorno al più grande dei campi profughi palestinesi nel Paese dei Cedri

LIBANO. Un immagine del campo profughi palestinese di Ain al Hilwe (Sidone)

LIBANO. Un immagine del campo profughi palestinese di Ain al Hilwe (Sidone)

 – Il Manifesto

Roma, 24 novembre 2016, Nena News - Circondati da muri, nella loro terra e ora anche in un Paese arabo. È il destino dei palestinesi, in particolare dei profughi. L’esercito libanese ha iniziato a costruire un muro di cemento alto diversi metri e torri di guardia intorno ad Ain al Hilweh (Sidone) il più grande, con circa 80mila abitanti, dei campi profughi palestinesi nel Paese dei Cedri. Un muro che ufficialmente dovrà impedire che i ricercati, specialmente i jihadisti in fuga, trovino rifugio nel campo ma che ben rappresenta la condizione degli oltre 400mila rifugiati palestinesi in Libano, di fatto segregati nei loro campi, esclusi da decine di lavori, costretti a sopravvivere grazie agli aiuti umanitari internazionali e locali. L’avvio dei lavori della barriera intorno a Ain al Hilwe, progettata nei mesi scorsi e che sarà completata in 15 mesi, coincide con l’ascesa alla presidenza del Libano dell’ex generale Michel Aoun, che non ha mai nascosto la sua storica avversione per la presenza dei palestinesi. E non è insignificante che tutte le formazioni politiche libanesi, incluse quelle che si proclamano dalla parte dei diritti dei palestinesi, siano rimaste in silenzio rispetto a una costruzione che trasformerà in una enorme prigione Ain al Hilwe.

Sono trascorsi 33 anni dal massacro nel campo profughi di Beirut, dove le condizioni di vita restano inumane e sono aggravate dall’arrivo di tanti rifugiati dalla Siria. Una storia di persecuzioni e di fuga che si ripete

disegno di Naji al-Ali

disegno di Naji al-Ali

Beirut, 18 settembre 2015, Nena News – Sono passati trentatré anni da quei drammatici giorni del settembre dell’82, quando le falangi fasciste, con la complicità dell’esercito israeliano, fecero strage di palestinesi nei campi di Sabra e Chatila. Anni che non hanno cancellato il dolore e la rabbia nel vedere i carnefici di allora restare impuniti. Non dimenticare Sabra e Chatila significa non dimenticare le tante stragi compiute in questa regione negli ultimi decenni, significa non dimenticare Deir Yassin, Jenin, Bourj Shamaly, Gaza… un elenco lunghissimo. Non dimenticare quella strage, significa però, innanzitutto, non dimenticare i vivi, i rifugiati palestinesi che continuano a vivere in condizioni inumane dentro campi che sono ora prigioni e ora formicai indescrivibili.

Dentro il campo profughi palestinese a Beirut si incontrano le storie e le speranze di tanti: dei giovani siriani che sognano l’Europa e degli anziani palestinesi che desiderano solo tornare nella propria terra


foto e testo di Valentino Armando Casalicchio

Beirut, 19 febbraio 2016, Nena News – Oggi è una giornata soleggiata, calda. Beirut offre la solita atmosfera movimentata: taxi e macchine dappertutto, con gente che urla e contratta per farsi portare dall’altra parte della città per il prezzo di un service, 2000 lire libanesi (1,20€ circa).