19/9/2016

Il campo profughi palestinese è considerato dalle autorità giordane una roccaforte del jihadismo. L’analista Mouin Rabbani. «Solo ridando un futuro e una speranza a chi li ha perduti si può rispondere al radicalismo religioso»

baqaa

 – Il Manifesto

Amman, 19 settembre 2016, Nena News – Baqaa è un mondo lontano. Nei 20 chilometri che separano Amman dal più grande campo profughi palestinese in Giordania, dove in meno di 2 kmq vivono ammassate quasi 100mila persone, si possono osservare la complessità e la fragilità del regno hashemita. Si passa dal Paese alleato degli Usa che strizza continuamente l’occhio all’Occidente, alla disperazione dei tanti, prima i palestinesi e ora anche tanti siriani, che hanno trovato rifugio in questo campo. A Baqaa nessuno segue la campagna per le elezioni del 20 settembre, con i suoi poster colorati, che anima la capitale. Amman guarda al futuro. I suoi quartieri residenziali alberati, abitati dalla classe media, ricordano quelli di una città europea. Baqaa con le sue case povere e la sua routine di sopravvivenza, invece è immerso nel passato. È la rappresentazione del destino subito dai palestinesi, cacciati della loro terra, e delle guerre che da decenni dilaniano questa parte del Medio oriente. A poche decine di chilometri c’è la Siria con il suo bagno di sangue. «Nella fede, nella Legge (coranica) ho trovato la soluzione che cercavo. E come me tanti altri ragazzi di Baqaa. Abbiamo capito che ci basta poco, perché la vita sono Allah e il Profeta», ci dice Hammude, nome che ha inventato al momento per non rivelarci la sua identità. «Dobbiamo guardarci dai falsi predicatori dell’Islam, da chi si è corrotto inseguendo modelli estranei alla Legge», aggiunge con apparente riferimento ai Fratelli Musulmani che partecipano al voto di martedì.

5/9/2016

Sale a 236 il numero di palestinesi vittime delle forze armate israeliane dal primo ottobre 2015. Stanotte fuoco su un’auto nel campo profughi di Shuafat. Tel Aviv: “Voleva investire i poliziotti”

Roma, 5 settembre 2016, Nena News – Un giovane palestinese è stato ucciso stanotte dopo un raid compiuto dalla polizia israeliana nel campo profughi di Shuafat. Come spesso accaduto in questi mesi le versioni sono diverse: secondo fonti locali le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro l’automobile su cui si trovava il ragazzo, identificato come Mustafa Nimir di Anata, Nimir è morto, un altro giovane è rimasto ferito.

In questa raccolta di racconti brevi scritti nel 1962, l’autore rievoca il doloroso distacco dei palestinesi dalla loro terra natia e le vane speranze di farvi ritornoGhassan Kanafani

Lo scrittore palestinese Ghassan Kanafani

Roma, 15 luglio 2016, Nena News – “La terra degli aranci tristi” è il titolo di una raccolta di racconti brevi di Ghassan Kanafani , dove, ancora una volta come in altri scritti, l’autore rievoca il doloroso distacco dalla propria terra e la frettolosa partenza su mezzi di fortuna.

Haaretz, Aug. 27, 2016


Israeli security forces aim their weapons during clashes in the refugee camp of Al-Fawwar, near the West Bank city of Hebron, Aug. 16, 2016. Majdi Mohammed, AP

in the village of Tekoa, further east, nearly 20 other young men were also hit in the legs, all within the space of a few months. In their case, there’s a “Capt. Imad” from the Shin Bet (that’s the name officials in the municipality remember, though they’re not 100 percent sure). Villagers say that he promises the young men that if they confront invading soldiers, they’ll be turned into cripples.

Abu Mazen e le leadership dell’Anp e di Fatah devono fare i conti con la frustrazione e la disperazione tra i profughi palestinesi e nelle periferie urbane. Una rabbia che sempre di più sfida le forze di sicurezza agli ordini del presidente

Palestinesi armati nel campo profughi di Qalandiya. Foto Flash 90

Palestinesi armati nel campo profughi di Qalandiya. Foto Flash 90

Ramallah, 23 giugno 2016, Nena NewsEra diretto a Gerusalemme il ministro palestinese per l’assistenza sociale Ibrahim al Shaer bloccato a inizio settimana da uomini armati, non lontano dal campo profughi di Qalandiya. Armi in pugno il “commando” ha costretto al Shaer ad allontarsi e gli ha portato via l’auto. Un caso di crimininalità si potrebbe pensare. Ma è rimasto coinvolto un ministro e due giorni dopo l’aggressione unità scelte delle forze di sicurezza dell’Anp hanno effettuato raid e perquisizioni in tutta la zona, da Kufr Aqab fino a Qalandiya. Quando hanno recuperato l’auto sono finite sotto il fuoco di profughi armati. Non ci sono stati feriti ma la notizia ha fatto il giro della Cisgiordania.