15/5/2017

VIDEO. Dal Libano il racconto della catastrofe del popolo palestinese. Sette decenni dopo il 60% resta profugo, mentre dentro i confini della Palestina storica gli spazi e i diritti si riducono ogni giorno di più

nakba

testo della redazione, video di Sonia Grieco

Beirut, 15 maggio 2017, Nena News – Sono passati 69 anni dal 15 maggio 1948 quando Israele dichiarò la propria nascita sulle ceneri della Palestina storica.

La guerra, cominciata un anno prima, giungeva al termine tra massacri e violenze. Centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono dalla brutalità delle milizie sioniste paramilitari, terrorizzati dai racconti di villaggi rasi al suolo e centinaia di palestinesi trucidati. Altri furono caricati dai miliziani su navi, camion, dorsi d’asino e portato fuori dalla Palestina storica.

Con precisione chirurgica: le milizie si muovevano in modo tale da accerchiare i villaggi su tre lati lasciandone uno aperto alla fuga. Quello in direzione del paese dove volevano mandare i profughi. Attaccavano da sud i villaggi settentrionali cosi da spingere la popolazione verso il Libano, da ovest quelli orientali cosi da inviarli in Giordania; da nord quelli meridionali, direzione Gaza e Egitto.

Dopo mesi di violenze l’80% della popolazione palestinese dell’epoca lasciò la propria casa, 800mila persone che sarebbero andate a formare la più ampia e durevole popolazione di rifugiati al mondo. Oggi quegli 800mila palestinesi sono 7 milioni, il 60% di tutto il popolo palestinese.

E i 524 villaggi rasi al suolo nel 1948 non sono mai stati ricostruiti. Di alcuni restano poche pietre, circondate dal simbolo della presenza palestinese, il fico d’india, con cui si delimitavano terreni e appezzamenti. Sopra altri sono state costruite nuove città dal neonato Stato di Israele cancellando la storia precedente.

Eppure quella catastrofe, la Nakba, continua. Chi è profugo non può ancora tornare, chi è rimasto subisce una costante politica di trasferimento forzato, confisca delle terre, riduzione del territorio, annichilimento dell’economia, incarcerazioni politiche.

Per questo oggi in Palestina chi commemora la Nakba combatte anche contro la tragedia che continua, nel silenzio assordante del mondo. Nena News

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