11 mar 2015

Tra le misure pensate dai prigionieri palestinesi per contestare le violazioni dei loro diritti, la “disobbedienza civile” e uno sciopero della fame di massa.

Roma, 11 marzo 2015, Nena NewsUn accordo preliminare raggiunto tra i rappresentanti dei prigionieri palestinesi e le autorità carcerarie israeliane ha fermato le proteste che i detenuti avrebbero dovuto iniziare ieri e che sarebbero culminate in uno sciopero della fame di massa il mese prossimo. I palestinesi protestano da tempo per i maltrattamenti subiti all’interno delle carceri dello stato ebraico, l’isolamento, la detenzione amministrativa (ovvero condanna senza processo) e le difficili condizioni di vita.

Sullo stato dei detenuti palestinesi è intervenuto Issa Qaraqe, a capo della commissione dei prigionieri dell’Autorità palestinese (Ap). Intervistato da al-Jazeera, Qaraqe ha affermato che “la situazione all’interno delle carceri israeliane è tragica. I carcerati non possono più accettare di vedere i loro diritti violati”. Perciò avevano pianificato alcune azioni di “disobbedienza civile” contro i loro secondini. “Inizieranno a non lavorare e a non partecipare agli appelli, e lentamente inizieranno uno sciopero della fame” ha dichiarato Qaraqe. Queste misure, al momento ferme per l’accordo preliminare, potrebbero essere prese qualora l’intesa siglata non dovesse essere implementata. Oltre allo sciopero della fame di massa (che era previsto per il 17 aprile) i palestinesi avevano pensato anche di bruciare le loro lenzuola se le autorità carcerarie israeliane non avessero accettato le loro richieste di una migliore assistenza sanitaria e la fine dell’isolamento come misura punitiva.

Al clima già perennemente teso all’interno delle carceri israeliane, sono stati gli eventi avvenuti al carcere di Ramon a far precipitare la situazione. Ad-Dameer, ong palestinese che si occupa di diritti umani, ha ricostruito quanto è accaduto nell’ultimo mese. Secondo l’organizzazione di stanza a Ramallah, le tensioni tra detenuti e secondini sono aumentate quando quattro membri della Jihad islamica sono stati messi in isolamento. La decisione israeliana avrebbe spinto altri membri della Jihad a non mangiare il giorno seguente e a non rispondere agli appelli. La ritorsione delle autorità carcerarie israeliane sarebbe stata immediata: divieto di usare televisioni, imposizione di multe e un maggiore utilizzo dell’isolamento. La situazione a Ramon è poi peggiorata, racconta la ong, quando un prigioniero di Gaza, Hamzah Abu Suwaan, dopo aver attaccato un secondino, sarebbe stato picchiato dalle guardie carcerarie e portato in ospedale per essere curato. In aggiunta, come misura punitiva, le autorità israeliane avrebbero deciso il trasferimento dei quattro esponenti della Jihad in una prigione criminale mettendoli in isolamento per tre settimane.

Secondo ad-Dameer, lo scorso dicembre erano 6.200 i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nei centri di detenzione israeliani. Il numero include 465 detenuti amministrativi, 23 donne e 156 bambini. Gli scioperi della fame sono una tattica usata dai carcerati palestinesi per fare pressioni sulle autorità carcerarie nel tentativo di ottenere maggiori diritti. Negli ultimi anni azioni collettive del genere hanno avuto un’ampia partecipazione e hanno rappresentato un grosso grattacapo per Israele a causa delle gravissime condizioni di salute dei detenuti dopo tanti giorni senza mangiare.

Per cercare di porre fine alla lotta dei prigionieri palestinesi, Tel Aviv ha pensato lo scorso anno ad un disegno di legge che permetteva l’alimentazione forzata dei prigionieri. Nonostante il parere favorevole della commissione legislativa ministeriale, il testo non è riuscito a passare le tre letture alla Knesset [il parlamento israeliano, ndr]. Lo scorso giugno 70 detenuti palestinesi in sciopero della fame sono stati trasferiti in ospedale a causa delle loro condizioni di salute. Il servizio carcerario d’Israele (SPI) ha giustificato il loro trasferimento dicendo che si era trattato solo di una misura per monitorare le loro condizioni mediche e che, pertanto, non era stato deciso per un grave peggioramento della loro salute. “Quando qualcuno è in sciopero della fame da molto tempo, anche il ritornare a mangiare può avere ricadute sulla sua salute” affermò allora Sivan Weizman ad al-Jazeera. “Noi siamo responsabili della loro vita. Se le loro condizioni peggiorano a causa delle loro scelte, allora dobbiamo essere pronti ad affrontare qualunque cosa accada”. Nena News

 

http://nena-news.it/israele-un-accordo-per-fermare-la-protesta-dei-detenuti-palestinesi/