Il procuratore generale afferma che le tre vittime si erano macchiate di “crimini terrificanti” e che le autorità locali hanno agito “secondo l’iter legale”. Condanna netta da parte di Fatah: “è un crimine ed una palese violazione della legge palestinese”. Sdegno da parte di Human Rights Watch

Uomini della sicurezza di Hamas ( Foto:Wissam Nassar/Flash90)

Uomini della sicurezza di Hamas ( Foto:Wissam Nassar/Flash90)

Roma, 31 maggio 2016, Nena News – Nonostante gli appelli della comunità internazionale, Hamas ha giustiziato stamane all’alba tre palestinesi condannati per omicidio. Le esecuzioni sono avvenute nei pressi della sede centrale della polizia a Gaza (non in pubblico come era stato annunciato). Secondo quanto sostiene il ministero degli Interni di Gaza, le famiglie delle vittime si sarebbero rifiutate di concedere la grazia ai tre imputati. In base ai pochi dettagli forniti alla stampa dal governo islamista, due di loro sarebbero stati giustiziati per impiccaggione, mentre un terzo sarebbe stato fucilato. L’affiliazione politica delle vittime (Mohammed Otham, Yousef Abu Shamla e Ahmad Sharab) non è al momento chiara.

In una nota, il procuratore generale ha difeso l’operato di Hamas. Secondo quanto ha riferito ai media locali, infatti, i tre hanno compiuto crimini “terrificanti” e le sentenze di morte sono state comminate “dopo il necessario e previsto iter legale”. La pena capitale, scrive ancora il procuratore, costituirà un “detterente per tutti coloro che pensano di commettere crimini del genere”. Nonostante le rassicurazioni e la sfrontatezza mostrata dalle autorità della Striscia, quanto accaduto stamane contraddice la legge palestinese che impone l’esecuzione di una pena capitale solo previa rettifica da parte del presidente palestinese Mahmoud Abbas, il cui parere non è mai stato richiesto da Hamas sulla vicenda.

Commentando la notizia, il portavoce di Fatah, Osama Qawasmi, non è riuscito a contenere la sua rabbia: “è un crimine, una chiara violazione della legge e rappresenta una intensificazione della frattura [tra i due principali partiti]”. “Hamas – ha aggiunto – manda un messaggio chiaro: non vuole una unità nazionale e non ha alcun interesse al rispetto della legge palestinese”. Condanna per gli omicidi avvenuti stamane è arrivata su Twitter anche da Xavier Abu Eid, il portavoce del presidente Abbas.

Resta ora da capire se (e quando) lo stesso destino toccherà agli altri 10 condannati per omicidio la cui sentenza capitale è stata approvata la scorsa settimana dal Consiglio legislativo palestinese (Plc) nella Striscia di Gaza. Dieci giorni fa, un alto ufficiale di Hamas e membro del Plc, Khalil al-Hayya, ha affermato che le 13 persone colpevole di omicidio avevano terminato i loro appelli e sarebbero state pertanto mandate al patibolo. La dichiarazione di al-Hayya ha subito destato le preoccupazioni di Amnesty International e delle missioni diplomatiche europee presenti a Gerusalemme e Ramallah. Sulla questione è intervenuto anche l‘Onu che ha esortato il Plc a ribaltare la sua sentenza. “La Palestina è una: Gaza e la Cisgiordania sono due parti integranti. Chiedo ad Hamas di non compiere queste esecuzioni e invito il presidente Abbas a stabilire una moratoria sull’implementazione della pena di morte” aveva dichiarato il Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov.

“Nessuno dovrebbe essere messo a morte” ha detto Sari Bashi della ong Human Rights Watch. Secondo Bashi, invece di usare la pena di morte come deterrente contro l’ondata di criminalità a Gaza, Hamas dovrebbe affrontare le cause che hanno portato all’aumento del crimine nella Striscia.

Hamas ha giustiziato 23 persone durante l’offensiva israeliana “Margine protettivo” (estate 2014) con l’accusa di essere spie di Israele (non hanno mai ricevuto un processo). Da quando ha preso possesso della Striscia di Gaza nel 2007, sono 22 i palestinesi che hanno ricevuto la pena di morte perché ritenute colpevoli di omicidio o per collaborazionismo con lo stato ebraico. Nena News

 

 

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